Secondo Yves Saint Laurent, la fotografia di moda non è soltanto un mezzo per vendere più vestiti, ma serve anche a cristallizzare il gusto e le aspirazioni di un'era.
All'inizio la fotografia di moda era una semplice rappresentazione dei modelli, degli abiti. Oggi, a quasi un secolo dalle prime sperimentazioni in questo campo, i vestiti sono molto spesso solo un pretesto per la creazione di immagini artistiche.
Prima dell'avvento della fotografia, la rappresentazione della moda era riservata ai disegnatori, esattamente come in tutti gli altri campi del sapere.
"Les Modes" fu la prima rivista a mostrare un grande numero di fotografie di moda. Le modelle erano molto spesso attrici famose.
Sin dal principio, l'ambientazione in cui si ritraevano le modelle ed i vestiti era del tutto simile a quella del ritratto: lo studio del fotografo.
I fratelli Seeberger furono i primi a realizzare fotografie di moda all'aperto, per ottenere immagini più dinamiche.
Pian piano la fotografia di moda non è più soltanto documentaria o promozionale, ma diviene sempre di più artistica.
Nascono le prime riviste moderne di moda: Vogue e Harper's Bazaar, le quali si contendono i migliori fotografi di moda (e non solo) come Adolph de Meyer e Edward Steichen.
Negli anni Trenta Harper's Bazaar, sotto la direzione artistica di Alexey Brodovitch e la fotografia di Martin Munkacsi, imprime una svolta alla fotografia di moda: gli abiti iniziano a riflettere la personalità di chi li indossa.
Sulla scena irrompe anche Horst P. Horst, il cui gusto teatrale ben esprimeva i desideri più superficiali delle donne negli anni tra le due guerre mondiali.
E' proprio l'avvento della seconda guerra mondiale che segna un rallentamento nello sviluppo della moda in genere, e di conseguenza della fotografia ad essa legata.
Negli anni Quaranta e Cinquanta la capitale della fotografia di moda diviene New York, grazie soprattutto alla figura di Irving Penn: il suo stile è innovativo, le sue immagini più che rappresentare il soggetto evocano sensazioni e desideri.
Il più grande tra i fotografi di questo periodo è tuttavia Richard Avedon: la perfezione della forma, unita spesso alla componente del movimento rende le sue immagini totalmente estemporanee.
Alcune volte la personalità del soggetto è così forte che è la moda stessa a piegarsi alla fantasia dell'artista dietro la macchina fotografica: è il caso ad esempio di Helmut Newton, il quale mette in moto un universo fatto di sensualità, eleganza ed erotismo. Strada poi ripresa anche da altri, come Guy Bordin, il cui stile irriverente scandalizzava i benpensanti.
Negli anni Ottanta nasce il fenomeno delle "Top-Models" e i fotografi di moda non perdono occasione per utilizzarle di volta in volta come proprie muse ispiratrici.
A volte il fotografo ama rifarsi ai modelli classici, attualizzandoli al gusto contemporaneo: è il caso di Mario Testino e di Peter Lindbergh solo per fare un esempio.
Altre volte l'artista dietro l'obiettivo non è solo fotografo, come nel caso di Jean-Baptiste Mondino: nasce la figura del fotografo-regista-direttore della fotografia che lavora non solo con la macchina fotografica ma anche con la cinepresa.
Il fotografo che meglio rappresenta questa tendenza alla poliedricità è tuttavia senza alcun dubbio David Lachapelle, le cui immagini surreali a metà tra il ritratto e la fotografia di moda gli hanno lo hanno reso una vera e propia icona pop, esattamente come i suoi soggetti.
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Un'espressione sulla quale si può discutere molto e che congloba sempre più tutte le esperienze passate, spesso strumentalizzandole sotto la spinta delle necessità materiali del sistema economico e produttivo, è la fotografia di moda e pubblicitaria. L'apporto dato da questo genere alla fotografia artistica non é da sottovalutare, data l'assoluta perfezione formale richiesta ad esso dalla necessità di convincere lo spettatore ad acquistare il prodotto.
Molte fotografie di moda e pubblicitarie, allontanate dal testo che le accompagna, del resto sempre più ridotto al minimo indispensabile per riconoscere il prodotto, reggono qualsiasi confronto con la fotografia nata come espressione d'arte: le migliori fotografie di moda e pubblicitarie, spesso sono proprio quelle in cui lo stesso prodotto è marginale o completamente dissimulato nell'immagine, lasciando il campo all'invenzione totale dell'autore che si assume così il compito di convincere il consumatore della qualità del prodotto attraverso la qualità e la genialità della sua opera.
La posizione della fotografia pubblicitaria è in un certo senso simile a quello dell'Architettura, assoggettate come sono entrambe al principio della funzionalità. In tale contesto é chiaro che diviene problematica, ai limiti dell'aut-aut, nella fotografia più che nell'Architettura, qualsiasi operazione di critica al sistema, di cui si devono al contrario propagandare nel modo migliore i prodotti. Il messaggio pubblicitario, inoltre, strumentalizza, ma anche favorisce lo sviluppo dei lati più deboli della psiche dell'uomo, dei suoi automatismi inconsci, delle sue vanità e paure sociali, del suo perbenismo e conformismo. La fotografia di moda e pubblicitaria, diviene complice di tutto questo e può salvarsi in parte solo quando, anziché appellarsi al consumatore come ad un essere totalmente passivo, si rivolge alla sua intelligenza e fantasia, anche se con raffinate operazioni di persuasione occulta.
Dal punto di vista produttivo tutto cominciò a Berlino che, "durante la Repubblica di Weimar, diventò il più importante centro tedesco per la stampa, con innumerevoli giornali e riviste. Contemporaneamente si sviluppò una ricca produzione di moda: sia il pret-à-porter di alta qualità che i vestiti di sartoria per il mercato internazionale erano disegnati e prodotti in città. Questi due settori economici fecero sempre più uso della fotografia, e la fotografia di moda, stabilitasi a Berlino sin dal 1905, divenne un ramo molto importante della fotografia professionale."
Horst P. Horst, Mainbocher Corset - Vogue, Parigi, 1939
"Nel 1930 Berlino più di una dozzina di fotografi di ambo i sessi si erano specializzati nel settore della moda e collaboravano con gli stilisti, le agenzie di pubblicità, le agenzie di fotografia e gli staff di redazione delle riviste. Molti di loro svilupparono uno stile personale: stile che deve essere visto nell'ambito della varietà artistica dell'arte fotografica, dalla fotografia di ritratto alla fotografia di soggetto."
Ma il centro dell'alta moda era Parigi e lo rimase per tutti gli anni Trenta. Fu qui che si trasferirono molti fotografi tedeschi e qui che si incontrarono George Hoyningen-Huene e Horst P. Horst. Nato vicino a Weimar, Horst era venuto nella capitale francese per studiare architettura con Le Corbusier, ma l'incontro con Huene, già a capo dei fotografi di Vogue per la redazione parigina, diede un'altra impronta alla sua carriera; i due lavorarono insieme per tutta la vita. Nel 1935 Horst prese il posto di Huene a Vogue e dopo l'occupazione di Parigi si trasferì in America.
Tra i grandi fotografi di quest'epoca che lavorarono anche nel campo della moda troviamo i nomi di artisti come Man Ray, Hamilton, Edward Steichen e Cecil Beaton.
Cecil Beaton (1904-1980) Nato a Londra da una ricca famiglia di commercianti di legno, si trasferì a New York, dove lavorò per Vogue e Vanity Fair e frequentò il mondo dell'arte e dello spettacolo. Nel 1964 vinse il secondo Oscar per i costumi di Audrey Hepburn in My Fair Lady; il primo l'aveva vinto nel 1958 con "Gigi". Nella sua lunga carriera scrisse anche diversi libri, tra cui il migliore è forse The Glass of Fashion, 1954, affettuoso ritratto di un'epoca e dei suoi protagonisti. Alcuni dei suoi famosi ritratti: Marlene Dietrich, Rudolf Nureiev, Francis Bacon, Marlon Brando, Pablo Picasso…Nel sito del Museo Guggenheim di Venezia, un ritratto a tutta pagina di Doris Viscontessa Castlerosse, 1930 circa.
La conquista del potere da parte di Hitler provocò radicali cambiamenti anche nel campo della fotografia di moda. Gli editori dovettero cambiare i loro caporedattori, le case di moda e i fotografi ebrei subirono le crescenti misure di repressione, molti di loro abbandonarono la città.
Molti scelsero l'America. Così, da Berlino e Parigi, il centro della moda si spostò a New York. Fra questi fotografi c'era l'ungherese Martin Mukancsi, che era nato nel 1896 in un piccolo paese che oggi appartiene alla Romania e, dopo qualche esperienza come fotografo a Budapest, si era trasferito a Berlino. Qui lavorò soprattutto per il Berliner Illustrierte Zeitung, realizzando reportages in tutto il mondo. In America trovò la fama nel campo della moda e fu il primo a introdurre il movimento nelle fotografie, che fino a quel momento erano in pose stereotipate.
Anche Erwin Blumenfeld era riuscito a emigrare in America dopo essere stato rinchiuso in un campo di concentramento. Nato a Berlino e legato alle avanguardie artistiche dell'epoca, aveva iniziato la carriera di fotografo a Parigi, lavorando per Vogue e Harper's Bazaar.
Negli anni Quaranta, epoca in cui la moda americana imponeva il suo stile di vita anche in Europa, una delle fotografe di moda più famose fu Louise Dahl-Wolfe. Nata a San Francisco nel 1895, aveva studiato come pittrice prima di approdare ad Harper's Bazaar, diretto da Alexei Brodovitch. Tra le prime fotografe a utilizzare i la luce naturale per i servizi di moda e a scegliere locazioni esotiche, dal Sudamerica all'Africa, fu anche una pioniera del colore. Tra le sue modelle preferite ci fu Lauren Bacall.
Dopo la guerra, la moda riprende alla grande; nomi come Christian Dior lanciano un nuovo stile, immortalato dalle immagini di artisti come Irving Penn, Richard Avedon, Norman Parkinson, Bert Sterns, Clifford Coffin. Quest'ultimo fotografò lo stilista in occasione della sua prima sfilata che ne determinò il successo.
Ancora giovanissimo, Norman Parkinson (1913-1990) aveva aperto uno studio a Londra, specializzato in ritratti; lavorò quindi per Vogue, Queen, Town and Country e fu tra i primi a scattare dei servizi di moda all'aperto, ambientandoli per le strada di Londra. A lui è attribuita la frase: "A photographer without a magazine behind him is like a farmer without fields".
Bert Stern iniziò giovanissimo nella pubblicità ma, come accadde ad altri fotografi, fu Vogue a lanciarlo ai vertici della carriera, nei primi anni Sessanta. A questo contribuì non poco il servizio su Marilyn Monroe, scattato nel 1962, poche settimane prima della sua morte.
Marilyn Monroe ritratta da Bert SternIrving Penn (1917). Proveniente da una formazione artistica, iniziò come fotografo presso Condè Nast e divenne famoso per i suoi ritratti. Nel 1950 sposò la famosa modella Lisa Fonssagrives, che ritrasse in numerose foto divenute ormai delle icone, come quella qui a lato. Più che un fotografo di moda, è considerato un maestro dello "Still Life" e le sue foto sono oggi nei maggiori musei americani ed europei.
Una pagina biografica, in inglese, con alcune immagini.Donna con rose, Parigi 1950. La presentazione della mostra "Still Life", fino al 19 dicembre 2001 nelle Sale dei Paesaggi e delle Quadrature - Villa Ghirlanda, Via Frova 10, Cinisello Balsamo.Uno dei suoi lavori più significativi consiste in una serie di ritratti di lavoratori, scattati nel 1950 a Parigi, per conto di Vogue.
Un'immagine di Irving PennRichard Avedon. Nato nel 1923 a New York, lasciò gli studi per arruolarsi come fotografo nella Marina Mercantile. Profondamente colpito dalle foto di Mukancsi, al suo ritorno in America cominciò a lavorare per Harper's Bazaar, Vogue e Look. Celebri i suoi ritratti di artisti e personaggi famosi, ma anche le serie scattate alla gente comune e all'interno di un ospedale psichiatrico.
Una delle sue foto più famose, Dovima con gli elefanti, è stata scattata a Parigi nel 1955 e ritrare la modella con un abito da sera di Dior.
L'immagine più celebre di Richard Avedon
A partire dagli anni Cinquanta anche l'Italia cominciò ad esportare il suo stile e ad attirare acquirenti dal resto d'Europa e dall'America.
Erano tre le città campione italiane:- Napoli con i suoi guapi e con il suo stile vistoso,- Milano conosciuta per la sua discrezione e per i sarti stile inglese come Agostino, Caraceni, Baratta, Pozzi e via dicendo,- e Roma, dove era locata la più raffinata scuola di moda italiana, l’'Accademia per Sarti'. Lo stile romano, meno appariscente di quello napoletano ma più innovativo di quello milanese, dominò la scena degli anni ’50 con sarti come Brioni, Cucci, Caraceni, del Rosso, e fu il meeting-point per un elite internazionale tra cinecittà e via Veneto, teatro della 'Dolce vita'. Le sfilate si moltiplicarono e il festival di moda maschile, datato 1952 a San Remo, presentò 70 sarti che realizzarono i loro modelli esclusivamente in tessuti italiani.
Fu anche la ripresa dei servizi di moda sulle riviste illustrate e il centro di questa editoria fu Milano.La moda non si era fermata del tutto neppure durante la guerra, come ricorda Antonia Monti in un'inchiesta intitolata "Fotografare la moda", pubblicata nel 1947 sul settimanale Oggi. La foto che vedete a sinistra venne scattata nel 1943 sull'Arco della Pace, a Milano.
Negli anni Cinquanta emerge anche un nuovo ruolo delle indossatrici, che, da volti pressoché anonimi, diventano personaggi. Nasce l'epoca delle modelle famose e magrissime. I fotografi che inaugurarono questa tendenza furono soprattutto gli inglesi David Bailey, Terence Donovan e Brian Duffy, soprannominati da Cecil Beaton "I Terribili Tre".
"Con Bailey e Duffy, Donovan creò la componente visuale del mito londinese degli anni sessanta: divertirsi, fare sesso, fare soldi (quanto basta), avere ambizioni. Essi non erano interessati a quanto una modella possa rendere elegante l'abbigliamento, essi volevano mostrare quanto il vestito possa far sembrare sexy la modella - una rivoluzione nel pensiero come nel look. Il loro lavoro lanciò il glamour fresco, spontaneo e senza distinzione di classe impersonato da Julie Christie, Celia Hammond e Jean Shrimpton."
Una fotografia di David Bailey
David Bailey (1938) è il fotografo cui si ispirò Antonioni per il film Blow Up (1966); a lui si devono anche molte delle immagini più famose dei Beatles e dei Rolling Stones e ritratti di personaggi celebri, da Andy Warhol a Catherine Deneuve, che divenne sua moglie nel 1965.
La vera rivoluzione nella moda e nel costume si era avuta nel corso degli anni '60: aveva fatto dei giovani i protagonisti, liberandoli da vincoli e costrizioni. Dopo essersi sbizzarrita in forme e colori, minigonne e stile hippy, nel decennio successivo prevale un ritorno alla praticità: è il trionfo dei jeans. Cambia anche l'immagine della donna, che da oggetto del mercato diventa protagonista. Accanto a nomi come quello di Helmut Newton, troviamo anche fotografe che impongono un loro stile, come l'inglese Sarah Moon, considerata la capostipite del genere "impressionista" nella fotografia di moda. Nato a Berlino nel 1920, Newton iniziò giovanissimo la sua formazione di fotografo, prima di emigrare in Australia durante il nazismo e diventare cittadino australiano. Tornato in Europa verso la fine degli anni '50, lavorò per le maggiore testate di moda e per grandi stilisti come Yves Saint Laurent. Le sue immagini proponevano un'immagine della donna erotica e aggressiva, spesso androgina ma non priva di ironia. E' fra gli anni '60 e '70 che raggiunge fama internazionale, non solo con le foto di moda, ma anche con una serie di nudi e di ritratti di personaggi famosi; del 1975 la celebre immagine comparsa su Vogue di una modella in abito da sera maschile, fotografata in un vicolo.
Sarah Moon iniziò la sua carriera come modella e verso la fine degli anni Sessanta cominciò a fotografare. Dopo aver lavorato per le maggiori testate di moda, negli anni Novanta si dedicò al cinema.
Tra gli anni 70 e 80 esplode il pret-à-porter; la moda diventa una vera industria, rivolta a un pubblico più ampio, si moltiplicano le testate e la pubblicità. Tra i nomi che hanno segnato la storia di questi anni, l'americano Herb Ritts.Nato in California nel 1952, cominciò a fotografare verso la fine degli anni '70 gli amici del mondo di Hollywood. I suoi ritratti di Richard Gere, comparsi sulle maggiori riviste, lo resero famoso nel mondo dello spettacolo. Per la moda fotografò le collezioni di Versace, Armani, Calvin Klein, ma la sua produzione si estende anche alla pubblicità e a un famoso reportage sull'Africa. Protagonista delle sue immagini, sempre in bianco e nero, è il corpo umano, nudo o velato, in pose plastiche e statuarie.
Tra i fotografi che hanno contribuito a fare la storia della moda, la rivista tedesca Stern, nel 1978, cita anche l'italiano Gian Paolo Barbieri. Nato a Milano nel 1938, fotografò le collezioni francesi nei primi anni '60 e firmò la prima copertina dell'edizione italiana di Vogue (1965). Seguirono numerose campagne per grandi stilisti (Valentino, Armani, Ferrè, Versace). La sua produzione spazia dalla moda alla pubblicità ai libri etnici (Madagascar, Tahiti).
Se gli anni '80 sono una celebrazione dell'edonismo e del materialismo, il marchio degli anni '90 è lo stile minimalista, apparentemente trasandato.In America viene coniato il termine "heroin chic" per definire il fenomeno lanciato dall'industria della moda, che vuole modelle pallide ed emaciate, con gli occhi segnati. Simboli di questa tendenza furono alcune campagne di Calvin Klein che suscitarono scalpore. Protagonisti erano la modella Kate Moss e il fotografo David Sorrenti, morto giovanissimo per ovedose. David veniva da una famiglia di fotografi: sia la madre Francesca che il fratello Mario hanno lavorato per la moda, quest'ultimo firmando alcune campagne per Calvin Klein e Ungaro e dedicandosi poi al cinema.
Oggi la produzione di moda è troppo vasta per tentare di farne una sintesi per immagini. Se da un lato la fotografia di moda tende a dividersi in due filoni, uno più commerciale e uno più artistico, dall'altro si espandono i confini tra moda, pubblicità e arte; molti fotografi estendono la loro ricerca al digitale e alla Visual Art.E' storia che si sta ancora scrivendo e molti dei protagonisti degli anni 70-80 sono tuttora sulla cresta dell'onda. Qui di seguito citiamo brevemente alcuni dei fotografi contemporanei che rappresentano le ultime tendenze.
Patrick de Marchelier, nato nel 1943 vicino a Parigi, raggiunse fama internazionale verso la metà degli anni '70, distinguendosi tra i giovani fotografi che proponevano uno stile innovativo e sofisticato. Il suo nome è legato a marchi famosi quali Chanel, Lancome, Armani e Versace. Oltre alle foto di moda, ha realizzato ritratti di personaggi famosi e copertine per dischi.
Peter Lindberg. Nato nel 1944 nella Germania dell'Est, dopo un'esperienza artistica e nella fotografia pubblicitaria, approdò casualmente alla moda lavorando per Stern, Vogue, Harper's Bazaar.
Mario Testino. Nato a Lima, Peru', si trasferì a Londra dove risiede attualmente. Ha realizzato campagne pubblicitarie per Gucci, Versace e Missoni. Famosi i suoi ritratti di Madonna per Versace e della principessa Diana per Vanity Fair, pochi mesi prima della morte. Una serie di foto e copertine per Vogue.
In Italia, uno dei fotografi di moda che spazia tra diversi generi, allargando il messaggio pubblicitario alla comunicazione sociale è Oliviero Toscani. Le sue campagne per Benetton, ispirate a temi quali la lotta all'Aids o contro la pena di morte, hanno fatto molto discutere. Tramite il centro da lui fondato, Fabrica, si occupa anche di editoria e programmi televisivi.
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Irving Penn
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Richard Avedon
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David Bailey
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Mondino
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David Lachapelle
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